Oggi a Genova 

Mille giorni fuori casa, Balbontin sponsorizza la protesta dei residenti di via Piacenza che non hanno ancora ricevuto gli indennizzi – VIDEO

Oggi presidio a mezzogiorno degli abitanti davanti al palazzo, ancora fuori casa a sostenere le spese in più di una “seconda casa”, alcuni pagando anche il mutuo dell’appartamento danneggiato. Il comico: «Non vi hanno ancora pagato perché hanno i ricci nelle tasche»

Enrique Balbontin sostiene la causa degli sfollati di via Piacenza con un video insieme a un rappresentante dei residenti. Al video partecipa anche un altro “Pirata dei Carruggi”, Alessandro Bianchi. «Ma vi lamentate ancora? – dice Balbontin -. Ma solo perché non vi hanno ancora pagato? Perché c’hanno i ricci nelle tasche. Perché non vi hanno ancora trovato una casa? Ma poi tutti che si lamentano ma cosa c’hanno da lamentare? Io non lo so, ma poi abbiamo un’amministrazione che è una meraviglia, c’hanno un’arroganza sti qua del condominio di via Piacenza 17». Risponde il portavoce dei residenti «Non è colpa di questa amministrazione, assolutamente». Continua il comico: «Dell’altra?». E il portavoce dei residenti commenta: «C’hanno un po’ perculato, diciamo». Quella notte le fiamme partirono dal tetto del palazzo, dove erano in corso lavorazioni di rifacimento, e si propagarono con una velocità che sorprese anche i soccorritori: il solaio superiore e gli ultimi piani vennero divorati dal fuoco e dal fumo, obbligando all’evacuazione tutti i residenti. In strada finirono 96 persone, alcune in pigiama, tutte accompagnate fuori dai vigili del fuoco e dalla protezione civile. Il Comune prese subito in carico i nuclei più fragili e trovò sistemazioni temporanee per una parte degli sfollati, ma in tempi successivi ai cittadini è stato presentato il conto oltre i tre giorni “istituzionali” di assistenza.

Il rogo partito dal tetto nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2023 distrusse la parte alta del grande condominio di via Piacenza 17 e costrinse quasi cento persone a lasciare le proprie case. Le indagini hanno ricondotto l’origine del fuoco ai lavori di manutenzione, ma molte famiglie non sono ancora rientrate e aspettano il vero avvio del recupero dell’edificio

L’incendio di via Piacenza è uno di quei fatti che una città ricorda a lungo perché avvengono in un punto densamente abitato e perché, in pochi minuti, trasformano una casa normale in un luogo inaccessibile.

Fin dalle prime ore l’ipotesi più accreditata fu quella di un innesco legato ai lavori sul tetto: una ricostruzione poi confermata dalle perizie, che hanno evidenziato come il rischio non fosse stato valutato con sufficiente attenzione. Il rogo fu il risultato di attività di cantiere svolte in quota su una copertura in parte lignea e le fiamme hanno distrutto la parte superiore dello stabile lasciando decine di famiglie senza abitazione.

Ed è questo l’aspetto che, a distanza di tempo, pesa di più: la casa non è ancora tornata a essere una casa. La struttura ha bisogno di interventi di ripristino importanti, il tetto è stato compromesso, gli appartamenti agli ultimi piani sono inutilizzabili e l’intero condominio ha vissuto da sfollato per mesi. Alcuni hanno trovato soluzioni autonome, altri hanno continuato a chiedere un sostegno perché l’incendio non ha portato via solo i muri, ma anche mobili, vestiti, oggetti. Più di un residente ha ricordato che “abbiamo perso tutto e non siamo ancora rientrati”, segno che la fase dell’emergenza si è chiusa, ma quella della normalità non è ancora cominciata. L’assicurazione non ha ancora pagato.

Quella di via Piacenza resta quindi una vicenda doppia: un incendio spettacolare, visibile da mezza Valbisagno, domato con un imponente spiegamento di mezzi e senza vittime grazie ai soccorsi, e allo stesso tempo una lunga storia amministrativa e tecnica, fatta di perizie, responsabilità e lavori da programmare. E finché il palazzo non sarà davvero rimesso in sicurezza e recuperato, per gli ex inquilini il 14 febbraio 2023 non sarà una data da archivio, ma l’inizio di una quotidianità più complicata.


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